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I giovani dell’Area Vasta di Pordenone raccontano il territorio attraverso i loro occhi:
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Il vantaggio di essere giovani nel pordenonese Valeria Garbo 22 Settembre 2022
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22.09.2022

Il vantaggio di essere giovani nel pordenonese

Quando ho saputo dell’intento di apertura di un blog da parte del progetto PordenoNext, mi sono sentito subito entusiasta poiché da diverso tempo stavo cercando un modo per poter raccontare tutte le peculiarità e sfaccettature del territorio.

Ciao, sono Alessandro un ragazzo di Cordovado, uno degli otto Comuni facenti parte del progetto MediAree “Area Pordenonese per le future generazioni”.

Partendo dall’origine, durante l’infanzia mi è sempre piaciuto vivere in un contesto tranquillo, rurale e immerso nella natura; tipico dei borghi e paesi della campagna pordenonese. Nonostante ciò, con l’arrivo della adolescenza, iniziò a svilupparsi in me una volontà di evasione e distacco in direzione di una vita più cittadina. Quale città migliore per un’adolescente se non Milano? Capitale della moda, prestigioso centro culturale, città multietnica, polo industriale e finanziario e punto di approdo di molti giovani in cerca di fortuna. Sebbene non avessi mai messo piede nella capitale meneghina, iniziai a idealizzare lo stile di vita che poteva questa offrirmi, in antitesi alla noiosa e grandemente sperimentata tranquillità della vita paesana.

Tuttavia, come si può evincere dal titolo, in seguito si è verificato un cambiamento di prospettiva causato dalla recente pandemia. I vari lockdown imposti a partire dal marzo 2020 mi fecero gradualmente rivalutare la possibilità di continuare a vivere a Cordovado. Con questo non intendo privarmi di esperienze di vita in varie città italiane ed estere al fine di ampliare i miei orizzonti culturali, eppure cominciò a prendere forma in me la possibilità di dedicarmi a una vita tranquilla, calma ed a contatto con la natura. L’evoluzione, ancora in corso, mi ha portato a prendere in considerazione anche gli aspetti meno positivi della vita metropolitana, come il maggiore inquinamento ambientale e acustico, maggiore concorrenza professionale, alta densità abitativa, maggiore indice di criminalità, traffico e minore benessere psicofisico. Sono stati realizzati numerosi studi su come il contatto diretto con la natura abbia un effetto terapeutico sul fisico e la mente umana. Conseguentemente agli eventi degli ultimi due anni, che hanno spinto molte persone a spostarsi dalle grandi città a centri più piccoli in cerca di quel contatto con la dimensione spontanea che sentivano di aver abbandonato, ho sentito il bisogno di rivalutare tale ricchezza che ho sempre avuto tra le mani ma di cui non mi ero mai reso conto.

La possibilità di potersi immergere nella natura a pochi passi da casa, la dimensione familiare e la sicurezza derivante da tale ambiente, il migliore equilibrio tra natura e paesaggio antropico sono alcuni dei vantaggi che il borgo offre.

Inoltre la diffusione capillare della connessione ad Internet veloce e stabile in tutto il territorio del pordenonese permette ormai di svolgere numerose professioni prevalentemente online, soprattutto ora grazie a una crescente digitalizzazione e allo smart working diffusosi all’inizio pandemia. Tale evento ha inoltre messo in primo piano l’importanza della salute mentale di tutte le fasce di età e una maggiore consapevolezza in tal senso sta portando numerose persone a riconsiderare le proprie scelte di vita in ottica di un’esistenza più tranquilla.

Nonostante ciò ci sono molti provvedimenti che si possono attuare al fine di migliorare ulteriormente la qualità della vita e attrarre nuovi residenti, soprattutto giovani, che possano contribuire al rinnovamento e sviluppo del nostro territorio. No, non è un’utopia!.

Come migliorare la qualità della vita nel pordenonese?

Un punto fondamentale, che molto spesso penalizza le aree meno densamente abitate, è quello delle infrastrutture e dei trasporti pubblici, i quali risultano carenti soprattutto per quanto riguarda il servizio extraurbano. Un sistema innovativo che è stato recentemente introdotto a Trieste e nelle zone limitrofe è quello del trasporto pubblico tramite bus a chiamata. Penso che questa soluzione possa rivelarsi molto valida soprattutto per i collegamenti extraurbani tra i piccoli comuni della provincia, nei quali si è quasi sempre costretti ad usare l’automobile.

Per quanto riguarda il nodo ferrovie, bene l’elettrificazione della linea Casarsa-Portogruaro. Spero inoltre che a tale progetto seguirà un aumento delle corse passeggeri giornaliere e la possibilità di collegamenti diretti per Udine e Venezia, con conseguente minor tempo di percorrenza e comodità per gli utenti. Un’altra linea ferroviaria su cui la regione dovrebbe puntare maggiormente, in ottica turistica ma anche di utilizzo da parte dei residenti, è la linea Sacile-Gemona, soprattutto se si vuole dare un futuro all’area della pedemontana friulana.

Ulteriormente è necessario l’aumento dell’estensione delle piste ciclabili, fondamentali per incentivare un turismo slow e una riduzione dell’uso dell’automobile per gli spostamenti brevi.

Per quanto riguarda il settore dell’istruzione sarebbe molto utile aumentare i corsi offerti dalla sede pordenonese dell’università di Udine e Trieste, dell’ITS Alto Adriatico, e ISIA di Roma; in modo tale da offrire una formazione ancora più in linea con le richieste del territorio e rendere la Provincia un polo attrattivo per giovani studenti e imprenditori. Sono sicuro che le istituzioni preposte stiano già lavorando in questa direzione e non vedo l’ora di poter osservare i risultati futuri di tali azioni.

Altro punto fondamentale è quello della sanità, riguardante tutte le fasce di popolazione, che sta diventando un nodo sempre più importante vista la elevata età media della cittadinanza. In questi ultimi anni si sta assistendo ad un accentramento delle prestazioni mediche ospedaliere nel polo di Pordenone, togliendo progressivamente importanti funzioni e servizi ai presidi territoriali di dimensione minore. Tale politica sta mostrando i suoi punti deboli proprio ora, aggravati anche dall’arrivo della pandemia e dal progressivo invecchiamento dei residenti. Con il PNRR sono stati stanziati 19,7 miliardi per iniziare a risolvere tale situazione di carenza infrastrutturale che tutta Italia sta attraversando (senza contare le numerosissime dimissioni di medici e infermieri i quali, non sentendosi adeguatamente valorizzati e riconosciuti nell’enorme impegno messo in atto negli ultimi anni, stanno transitando verso strutture private o convenzionate dove la retribuzione è più elevata e i carichi di lavoro meno estenuanti).

Infine un altro settore su cui la provincia di Pordenone ha iniziato a muoversi bene e su cui c’è ancora molto da fare è quello del turismo.

Sostengo che la provincia dovrebbe puntare soprattutto sul turismo slow, naturale e culturale.

Sono degne di nota le manifestazioni culturali come PordenoneLegge e Il Piccolo Violino Magico (San Vito al Tagliamento), le rievocazioni storiche dei vari borghi medievali (Cordovado e Valvasone), mostre ed escursioni naturali. La speranza è quella di inserire tutta l’area tra le mete del turismo europeo e nazionale, consci della enorme potenzialità di crescita del nostro territorio, pubblicizzandolo tramite le tecnologie digitali.

Concludo dicendo che queste sono le mie personali opinioni e spunti di riflessione e azione riguardo alla nostra realtà. Spero che le persone che leggeranno questo articolo abbiano la volontà di partecipare a tale interessante e costruttiva discussione per il bene e il futuro del territorio che abitiamo.

Di Alessandro Gallo

@alessandro._gallo

Foto di copertina © Comune di Cordovado